Sunday, November 19, 2006

People are strange, but..

Io voglio essere normale.
Voglio essere normale.
Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale. Normale.

Thursday, November 16, 2006

So, how does this make me feel?

:'D

Saturday, November 11, 2006

Il prof. L. e l'equilibrio della mia vita

Il prof. L. insegnava chimica generale ed inorganica, aveva una bella faccia rotonda e abbronzata, il naso triangolare e molto appuntito, ed era sempre particolarmente elegante, posato, stirato.
In una delle lezioni che seguii, parlò per quasi due ore, con grande entusiasmo, dell'equilibrio chimico.
Concluse dicendo che, se malauguratamente ci fosse stato qualcuno fra di noi incapace di intendere appieno l'importanza dell'equilibrio chimico, beh, costui probabilmente non avrebbe mai capito nulla della vita.
Da studentella alternativa degli ultimi banchi, e soprattutto da persona poco avvezza ad un modello di ragionamento rigido e matematico quale ero, ma ancor più da allieva che fa mostra di non aver recepito un caspita dell'insegnamento appena impartitole.. dall'alto di tutto ciò considerai spocchiosa e impertinente non me, ma la sua terroristica affermazione.
Correva l'anno 1998, o '99, il che fa poca differenza.
Continuo a non capire l'equilibrio chimico, ma la differenza qui sta nel fatto che mi sono convinta di non aver affatto un equilibrio generale, e di conseguenza di non aver capito niente nemmeno della vita.
Più o meno.

Tuesday, November 07, 2006

That (sunny) side of the street

“Di là dalla strada”, dicono i vecchietti qua.
Qua, nella mia dotta città dove pare che nessuno sappia distinguere le espressioni dialettali dall’italiano, quello puro, quello della Crusca, quello sciacquato più e più volte nell’Arno.
“Di là dalla strada”, dico spesso anche io, ed ora a pensarci mi fa ridere come “il tiro”.
Ad ogni modo è di quello spazio che vorrei parlare, perché così poco tempo gli dedico, che a volte mi riscopro ad ignorarlo e a stupirmi quando raramente vi butto gli occhi, di là dalla strada.
Non so se capiti solo a me perché sono abitudinaria e distratta.
Ci sono strade che percorro quotidianamente, o talmente spesso che potrei quasi dire di saperle scorrere ad occhi chiusi, negozio dopo negozio, piastrella dopo piastrella, passo dopo passo.
Sorvolando sul fatto che nemmeno questo è così vero, mi rendo conto che percorro le mie strade abituali sempre dallo stesso lato.
Probabilmente con sottintesa logica.
Probabilmente perché quando cammino, e ascolto musica, vado davvero col pilota automatico.
Probabilmente perché così facendo arrivo a destinazione senza dover attraversare la strada.
Probabilmente perché dall’altra parte non c’è il marciapiede.
Probabilmente perché ho sempre fatto così e basta, e non sono un’osservatrice, anzi, spesso tutto ciò che ho intorno mi tocca solamente perché sono costretta a camminarci sopra, davanti, dietro, intorno, e mi tiene legata a terra, almeno fisicamente.
Forse certe volte non mi accorgerei nemmeno che sto sprofondando, o fluttuando nell’aria.
Ogni tanto ci guardo, di là dalla strada, mentre cammino.
Mentre torno dal centro, ad esempio, e passeggio verso la Porta, ci guardo.
Quanti anni sono che non metto piede di là dalla strada?
Forse da quella sera con Giada e Decca, quando siamo entrati tutti bagnati alle 3 del mattino in quel pub, quello che sta lì, che non guardavo da circa una decina d’anni.
Forse da una delle volte che ho pranzato da Clorofilla con mia mamma.
Forse da quella volta che sono entrata in quel negozio per comprare una racchetta da tennis, ma no, non credo, quella è troppo sbiadita per essere stata l’ultima volta.
Se non mi trovassi di fronte ad edifici che hanno sicuramente tanti e tanti anni più di me, a volte mi chiederei anche “cavolo, ma eravate già qui dieci anni fa?”.
Mi risponderebbero, credo, che mi hanno vista passare tantissime volte, e che sono sempre stati lì, a contare le volte in cui il mio piccolo mondo si è scontrato con quello che c’è di là dalla strada.