Sunday, August 20, 2006

:'(

Voglio tornare indietro e fermare il tempo.
Voglio fermarlo a quando faceva freddo e bisognava uscire dal pub per fumare.
Voglio fermarlo a Frankfurt, seduta sul tavolo, con la finestra a fianco, e Thom Yorke, e la consapevolezza che sarei tornata.
Voglio fermarlo sulla strada di casa, quando casa è ancora lontana, ed è notte, e ho bevuto e camminare non è faticoso.
Voglio fermarlo su un paio di note dei Portishead.
Voglio fermarlo in un abbraccio di quelli che mi lasciano spiazzata, e felice.
Voglio fermarlo alla prima volta che ho pianto.
Voglio fermarlo su quel film che non ho visto.
Voglio fermarlo quando sto per addormentarmi, e per un attimo mi sembra tutto bello.
Voglio fermarlo mentre dico "no", con la testa.
Voglio fermarlo sulla consapevolezza che non è ancora ora di andare via.
Voglio fermarlo su uno di quei sogni che mi allietano la giornata.
Voglio fermarlo sugli occhi che si muovono, e sono buffi.
Voglio fermarlo, e sarebbe tutto più facile, e farebbe meno paura.

Saturday, August 19, 2006

Maßnahmen gegen die Gewalt

Als Herr Keuner, der Denkende, sich in einem Saale vor vielen gegen die Gewalt aussprach, merkte er, wie die Leute vor ihm zurückwichen und weggingen. Er blickte sich um und sah hinter sich stehen - die Gewalt."Was sagtest du?" fragte ihn die Gewalt. "Ich sprach mich für die Gewalt aus", antwortete Herr Keuner.
Als Herr Keuner weggegangen war, fragten ihn seine Schüler nach seinem Rückgrat.Herr Keuner antwortete: "Ich habe kein Rückgrat zum Zerschlagen. Gerade ich muß länger leben als die Gewalt."
Und Herr Keuner erzählte folgende Geschichte:
In die Wohnung des Herrn Egge, der gelernt hatte, nein zu sagen, kam eines Tages in der Zeit der Illegalität ein Agent, der zeigte einen Schein vor, welcher ausgestellt war im namen derer, die die Stadt beherrschten, und auf dem Stand, daß ihm gehören soll jede Wohnung, in die er seinen Fuß setzte, ebenso sollte ihm auch jedes Essen gehören, das er verlange; ebenso sollte ihm auch jeder Mann dienen, den er sähe. Der Agent setzte sich in einen Stuhl, verlangte Essen, wusch sich, legte sich nieder und fragte mit dem Gesicht zur Wand vor dem Einschlafen: "Wirst du mir dienen?" Herr Egge deckte ihn mit einer Decke zu, vertrieb die Fliegen, bewachte seinen Schlaf, und wie an diesem Tage gehorchte er ihm sieben Jahre lang. Aber was immer er für ihn tat, eines zu tun hütete er sich wohl: das war, ein Wort zu sagen. Als nun die sieben Jahre herum waren und der Agent dick geworden war vom vielen Essen, Schlafen und Befehlen, starb der Agent. Da wickelte ihn Herr Egge in die verdorbene Decke, schleifte ihn aus dem Haus, wusch das Lager, tünchte die Wände, atmete auf und antwortete: "Nein."
(Bert Brecht)

Rimedi contro la violenza. (traduzione per i non tedescofoni)
Quando il signor Keuner, uomo di pensiero, affermò in una sala davanti a un folto pubblico di essere contrario alla violenza, notò che le persone davanti a lui pian piano si ritiravano e se ne andavano. Si guardò attorno e vide dietro di sé immobile... la Violenza. «Cosa stavi dicendo?» gli domandò la Violenza. «Dicevo di essere favorevole alla violenza», rispose il signor Keuner.Conclusa la conferenza, i suoi allievi gli chiesero perché s´era dimostrato senza vigore. E il signor Keuner rispose: «Il mio vigore non serve ad annientare gli altri. E poi, sono io che devo sopravvivere alla Violenza».
E raccontò questa storia:
Nella casa del signor Egge, che aveva imparato a dire di no, giunse un giorno nell´epoca dell´illegalità un agente. Costui mostrò un documento rilasciato per conto degli occupanti della città, sul quale c´era scritto che ogni abitazione in cui lui metteva piede sarebbe diventata sua; allo stesso modo diventava suo anche il mangiare di cui aveva bisogno e ogni uomo che lo incontrava doveva servirlo.L´agente si accomodò su una sedia, chiese da mangiare, si lavò, si mise a letto e domandò all´ospite prima di addormentarsi, senza guardarlo negli occhi: «Vuoi servirmi?» Il signor Egge lo coprì con una coperta, cacciò le mosche, vegliò sul suo sonno e come quel giorno ubbidì all´estraneo per sette anni. Ma pur prodigandosi, una cosa si guardò bene dal fare, e cioè rispondere a quella prima domanda. Passati i sette anni l´agente, diventato grasso dal troppo mangiare, dal troppo dormire e comandare, morì.Il signor Egge lo avvolse nel lenzuolo consunto, lo trascinò fuori casa, lavò la stanza, tinteggiò le pareti, prese un bel respiro e rispose: «No».

Tuesday, August 15, 2006

grey, sunny morning

Ci sono giorni in cui sono particolarmente ricettiva.
In cui galleggio, e il mio umore deriva direttamente e totalmente da ciò che ho intorno.
Una sorta di assoluta impotenza.
Ieri portavo a spasso il cane.
C'era un altro cane, grosso il triplo di lui, che è sfuggito alla padrona e lo ha quasi azzannato.
Ma questa parte mi è molto indifferente.
La donna è corsa a riprenderlo, lo ha trascinato via, e mi guardava, e aveva una faccia dispiaciuta, e mi chiedeva scusa, in continuazione.
"Scusa, mi è sfuggito.."
Non fa niente.
"Scusa Giulia, mi spiace, si è spaventato? Non lo ha morso vero?"
No, non lo ha morso, ed è tutto a posto, e mi era tutto abbastanza indifferente.
Ma aveva una faccia dispiaciuta, lei, e quello non mi era indifferente.
E continuava a scusarsi, e ho iniziato a sentirmi in una trappola insopportabile, e ho preso in braccio il cane, e ho sentito il bisogno di andarmene.
"Mi dispiace, mi è proprio sfuggito..", diceva.
Continuava a dirlo, e aveva quella faccia dispiaciuta di chi si sente in colpa, e ha paura di dover subire qualche rimprovero, e io la vedevo, anche se stava già alle mie spalle.
Mi era tutto indifferente.
Ma quella faccia, e quell'essere dispiaciuta, quello no.
Quello mi ha messo una tristezza infinita.

Friday, August 11, 2006

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
(G. Pascoli)

Wednesday, August 02, 2006

Piove

Pioggerellina sottile.
Acquazzone estivo.
Non ha molta importanza.
Quel che importa è che lavi via il sole, e che tinga il sereno di colori più lievi.
Ho bevuto un tè caldo.
Ho steso i vestiti, appena lavati, con la consapevolezza che ci metteranno più tempo, ad asciugarsi.
Fa caldo, ugualmente.
Ma è un caldo più spento, è un caldo che parla e che sembra più umano.
E' un caldo più triste, e forse un po' pentito.
Ma la mia tazza da tè, oggi, è gialla, e sorride.
E Jack sta fiorendo, di nuovo.